mercoledì 27 febbraio 2019

INTERVISTA ALLA BORGATO FILM

INTERVISTA ALLA BORGATO FILM

La tua passione per il Cinema quando si è evoluta nel progetto “Borgato Film”?

Stranamente molto tardi, divoro film fin da quando ho memoria, ma l’idea di provare a farne uno è arrivata solo un paio di anni fa. Borgato Film è nata nel 2016 dalle ceneri di un altro progetto. Con un amico avevamo cominciato a interessarci alla fotografia e da una sua idea progettammo una web serie horror che doveva chiamarsi “Anomalie” ambientata in una antica casa colonica, avevamo pronte la location e le sceneggiature di tutti gli episodi erano quasi finite.
Poi il progetto sfumò perché perdemmo la location principale e fu allora che pensai: ma perché non provo a scrivere e dirigere qualcosa di mio? Nel giro di pochi giorni ho immaginato e scritto quello un anno dopo sarebbe diventato il mio primo cortometraggio: Il sipario nero. 
Se penso a tutte le persone che ho conosciuto e ai vari ricordi che ho legati a questo progetto mi pento di non aver cominciato prima.



Quali sono i tuoi modelli di riferimento? Modello inteso sia come eventuale persona fisica che come movimento culturale.

Nell’ambito cinema, interessandomi soprattutto alla regia, ho una marea di riferimenti che sono quelli di tutti gli aspiranti registi: Kubrick, Hitchcock, Welles, Bergman, Fellini, Antonioni, Truffaut e altri cento. I miei Dei personali sono sicuramente David Lynch, Mario Bava, Lucio Fulci e Roman Polanski. 
Mi piacerebbe riuscire a sviluppare i pregi di ognuno di questi registi. Da Bava, oltre alla genialità, la capacità di tirare fuori il massimo dal poco a disposizione. Da Fulci e Polanski la bravura nel rimanere sempre se stessi indipendentemente dal film e dal genere che dirigevano. E da Lynch, beh…tutto. 
Nel resto del mondo dell’arte sono un po’ indietro, rispetto al cinema, ma sono abbastanza “onnivoro”. Che si tratti di letteratura, pittura, musica o architettura mi interesso a tutto e cerco di arricchirmi con qualsiasi cosa mi capiti tra le mani.

Come nasce e come viene sviluppato, solitamente, un tuo progetto?

Quando scrivo un nuovo soggetto comincio sempre domandandomi: di cosa voglio parlare? che cosa ho da dire? Una volta trovata la risposta butto giù lo scheletro di due o tre scene fondamentali che racchiudono ed espongono: il tema principale e il mio pensiero al riguardo e cerco di disegnarle  utilizzando delle immagini forti per colpire lo spettatore e portarlo a riflettere su quanto visto. 
A questo punto arriva la parte difficile ovvero trovare una storia che funga da contenitore della mia idea, che possa intrattenere lo spettatore e riuscire a infilarci dentro le scene che mi interessano. 
Nel caso del mio secondo progetto: “R.I.P.” mi interessava parlare dell’odio e cercare di  rappresentarne gli effetti sulle persone che lo provano e su quelle che lo subiscono. Per questo ho creato una protagonista che agisce spinta da una rabbia metodica che può sembrare giustificata, ma una volta ambientato il corto in questo luogo non luogo (un limbo? l’aldilà? un incubo?) perde di  qualsiasi significato infatti la protagonista non ottiene nulla se non disperazione e solitudine dal suo comportamento e così arrivo ad esporre il mio pensiero riguardo al tema principale. 
Per la storia, fortunatamente, il cinema horror offre mille spunti e così, ispirandomi all’incipit del film “Le porte del silenzio” di Lucio Fulci, ho scritto la storia dove un carnefice e una vittima possono accompagnare lo spettatore in questo incubo ad occhi aperti. E per concludere cerco sempre di togliere qualcosa dalla storia e lasciare, volutamente, qualcosa di non spiegato e poco chiaro in modo da insinuare un senso di dubbio nello spettatore per portarlo a rivedere il tutto e a ragionare su quanto visto. In questo modo cerco di intrattenere lo spettatore utilizzando il genere, in questo caso il thriller/horror, e contemporaneamente cerco di farlo riflettere su dei temi importanti.

Tra i ruoli che ricopri, nel processo di realizzazione di un progetto audio-visivo, quale prediligi?
Bella domanda. Sicuramente la regia è il percorso che mi piacerebbe sviluppare di più. Ma devo ammettere che a volte non avere la responsabilità del regista e occuparmi solo delle riprese o della fotografia mi fa divertire veramente tanto. Mi piace sperimentare e vedere che effetto si ottiene mescolando quel filtro, con quella luce, con quel particolare obiettivo quindi se dovessi decidere che la regia non è la mia strada sicuramente la seconda scelta sarebbe direttore della fotografia. Ti posso dire (scherzosamente) senza ombra dubbio quali sono i ruoli che svolgo meno volentieri: il fonico e il
montatore.

Ricevi proposte, per realizzare un’idea o un progetto già ben definito, da soggetti esterni? Se la
risposta è SI, in che modo ti giungono tali proposte?

Proposte vere e proprie no, sono ancora troppo “piccolo” per poter interessare anche a uno
sceneggiatore al primo lavoro. Più che altro sono io che cerco di infilarmi in più progetti possibili in modo da stringere amicizie che possono svilupparsi in una successiva collaborazione. Sicuramente il mezzo più efficace e rapido è Facebook. Per fare un esempio dal 2015 al 2018 ho collaborato alla regia di un lungometraggio fantasy indipendente dal titolo “Covered Sun”, attualmente in fase di post-produzione, con il quale ho conosciuto Elia Rosa, senza il quale non sarei riuscito a finire ne “Il sipario nero” ne “R.I.P.” e Erica Andreose, senza di lei e i suoi meravigliosi disegni le locandine dei miei corti non esisterebbero. La scorsa estate ho girato un corto come operatore, “La casa di Eva” che comincerà a girare per i festival a breve e anche lì ho conosciuto altre persone con il quale stiamo già mettendo le basi per un altro progetto.

A chi sono destinati attualmente i tuoi lavori? Festival, web, altri canali di divulgazione, (...)

Entrambi i miei corti sono disponibili su Youtube, uso Facebook e Instagram per farli conoscere ed entrambi hanno partecipato a dei festival in giro per il mondo grazie a piattaforme interessanti come Filmfreeway. 
In Italia per quest’ anno ho iscritto “R.I.P.” al FIPILI Horror Festival, vedremo come andrà. Devo dire che al momento le più di mille visualizzazioni su Youtube mi danno sufficiente soddisfazione e non sono particolarmente interessato a dei premi. Considero questi primi lavori delle “prove tecniche” per sperimentare, migliorare e creare, un domani, qualcosa di qualitativamente valido. Quando vedrò i miei lavori raggiungere un valore per me adatto sicuramente le ambizioni e la voglia di puntare in alto aumenteranno.

La Borgato Film è attualmente alla ricerca di collaboratori, sostenitori e finanziatori?

Sempre. Come dicevo cerco di stringere più amicizie e collaborazioni possibili. E quando dai il tuo aiuto, solitamente, ne ricevi in cambio, quindi ogni progetto è un aiuto per il prossimo lavoro. Per i finanziatori vale lo stesso discorso di prima, non credo che il mio lavoro sia a un livello tale da poter andare in giro a chiedere soldi. Più avanti diventerà necessario, appena mi sentirò pronto.

I tuoi progetti e auspici per il futuro?

Mi piacerebbe riuscire a creare una vera casa di produzione indipendente, che possa unire sceneggiatori, make-up artists, registi, direttori della fotografia etc. giovani con idee interessanti per
riuscire a offrire un'alternativa nel cinema italiano ormai tenuto in piedi da un solo bel film all’anno quando va bene. 
Un posto, insomma, dove ci sia la possibilità di esprimersi liberamente, ma temo che rimarrà solo un sogno. Al momento ho una sceneggiatura pronta per un corto horror e un paio di soggetti, uno drammatico e uno comico, che mi piacerebbe realizzare quest’anno. Poi a seconda di come andrà questo 2019 spero di acquisire le necessarie conoscenze tecniche e produttive, magari trovando una vera produzione, per realizzare il mio primo film nel 2020 che sarà un omaggio al giallo/thriller italiano anni 60/70.

Ti ringrazio tanto per l’ invito a quest’intervista. A presto. Ciao!!
-Paolo





Intervista curata da Giulio Muto e Silvia Sanna